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Don Bosco Borgomanero, News

La mappa del tesoro

… ovvero improvvisazione e programmazione

Ottobre: è giunto per noi insegnanti il tempo delle fatidiche “programmazioni”. Intendiamoci: non è che nelle prime settimane di scuola non si sapesse che fare e non è che soltanto a ottobre ci ingegniamo sul percorso scolastico che ci attende, ma è questo il periodo in cui ci tocca sbrigare una di quelle caratteristiche faccende burocratiche che risultano noiose e quasi prive di senso, se affrontate in un’ottica individualistica. Spesso le “programmazioni” sono moduli da riempire per un atto dovuto e non hanno una reale ricaduta sull’attività scolastica, per varie ragioni. Anzitutto, perché “programmare” bene è veramente difficile se non impossibile, per chi vuole agire in un’ottica non di contenuti ma di competenze, in relazione non a un percorso astratto ma a un concreto gruppo classe. E come si può sapere come i ragazzi risponderanno alle mie sollecitazioni tra un paio di mesi? Al di là, anzi, dello stesso impegno del docente, i ragazzi cambiano così rapidamente da soli…

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Don Bosco Borgomanero, News

E se abolissimo i compiti a casa?

Ho sempre avuto un rapporto complicato con i compiti.

Da ragazzo li percepivo, ovviamente, come una sorta di castigo e comunque una barriera tra me e il pallone, che mi aspettava fedele in cortile. Ricordo pochissimi lavori assegnati che mi avessero effettivamente coinvolto e appassionato; tra questi, una ricerca di geografia, ma si trattava di un compito facoltativo. Però avevo sfogliato i fogli protocollo, infilati l’uno nell’altro a mo’ di libro, della ricerca di un ragazzo più grande, con la bella copertina in cui campeggiava il disegno (rigorosamente ricalcato e colorato con i pastelli) della “Russia”, anzi, dell’URSS, e decisi che anch’io avrei realizzato la mia ricerca. Scelsi lo stesso argomento, non per riciclare il materiale, ma per autentica competizione. Dovevo accostare alla sua la “mia” ricerca e guadagnarmi, magari, anch’io settanta punti o di più con il mitico don Agostino, che ci insegnava Geografia (ma anche la disciplina) con la sua canna di bambù. Ed ero, all’epoca, in seminario… Mi misi così a sfogliare vecchi libri scolastici, ammassati in certi cassetti in fondo allo studio e lasciati (che idea geniale!) al libero sciacallaggio degli studenti. Ritagliare immagini, riflettere sui titoli, ricomporre discorsi, confrontare cartine e tabelle: che metodo spontaneo e disordinato per stimolare competenze fondamentali! Ma quel compito spicca nella mia memoria come un caso davvero unico.

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