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Occorre imparare presto ad agire pensando prima che cosa ci spinge a fare quella e non quell’altra scelta. Comportandoci da «indipendenti», costruiamo i nostri atteggiamenti e reagiamo alla vita che ci spinge a rifiutare comportamenti non adatti, anche quando potremmo rischiare di perdere l’approvazione del gruppo.

Il giornalista Massimo Gramellini, in un suo editoriale, citava ciò che Steve Jobs diceva di sé: «Il mondo si dimenticherà di me, le mie invenzioni non mi sopravvivranno». Noi sappiamo che aveva torto a sottostimarsi. Continua a leggere

Nelle varie fasi della scolarità gli insegnanti hanno il compito di affiancare le famiglie nello sforzo immane di consegnare ai ragazzi la capacità di giudizio per aumentare la responsabilità nella scelta, renderli forti per leggere la realtà e farla prevalere su un piacere istintuale e capriccioso

Tutti abbiamo assistito, chissà quante volte, a scenette isteriche di bambini che urlano e piangono disperati, battono i pugni e si buttano per terra perché la mamma non compra loro l’ennesimo giochino che vogliono a tutti i costi. È tipico dei bambini quando non vengono accontentati nelle loro richieste. Un genitore degno di questo titolo sa come comportarsi, sa che non deve Continua a leggere

Di Davide De Amicis

Fare, felicità e futuro – individua il Rapporto Giovani 2016 – sono le tre F da rimettere insieme e sulle quali puntare…

«Essere felici nella fase giovanile, risulta sempre meno una condizione dell’essere spensierati e sempre più legata al fare, alla possibilità di mettersi alla prova con successo in un contesto che incoraggia a essere attivi nel migliorare il proprio futuro».

 

Lo ha affermato Alessandro Rosinatra i curatori del Rapporto Giovani 2016 realizzato dall’Istituto Toniolo di Milano, con il sostegno di Intesa Sanpaolo e di Fondazione Cariplo, presentato all’Università Cattolica di Milano.

Lo studio, a partire dall’autunno 2015, è stato condotto su di un campione di 9 mila giovani italiani dai 18 ai 32 anni d’età: «Farefelicità e futuro – individua il rapporto – sono le tre F da rimettere insieme e sulle quali puntano i giovani italiani, almeno nei prossimi anni. Un obiettivo importante che deve fare i conti, però, con il fatto che siamo uno dei Paesi che meno sono riusciti, finora, a costruire basi solide per un futuro da protagonisti dei giovani per la crescita nazionale».

Del resto i dati parlano chiaro: «Tutte le tappe di transizione allo stato adulto – sottolinea lo studio -, dall’autonomia dai genitori fino alla formazione di una propria famiglia e alla nascita del primo figlio, sono più dilatate nel tempo per i giovani italiani rispetto ai coetanei europei. L’età mediana di uscita dalla famiglia di origine è attorno ai 30 anni nel nostro Paese, mentre è inferiore ai 25 nei Paesi scandinaviin FranciaGermania e Regno Unito».

In Italia, inoltre, meno del 12% dei giovani vive in una unione di coppia tra i 16 e i 29 anni, un valore che è la metà rispetto alla media europea (elaborazioni su dati Eurostat): «Di conseguenza – denota il Rapporto Giovani – siamo diventati, assieme alla Spagna, il Paese con più bassa fecondità realizzata prima dei 30 anni».

Infatti, sempre secondo i dati, il numero di figli idealmente desiderato supera mediamente i duema nel tempo si è ridotto sensibilmente il numero di figli che concretamente si pensa di realizzare: «Tale valore– si legge ancora sul Rapporto – scende poco sopra 1,5 figli, un dato che comunque è vicino alla media europea e sensibilmente superiore al valore di 1,35 effettivamente osservato in Italia nel 2015».

Sull’intenzione di avere un figlio nei prossimi tre anni le analisi condotte nel Rapporto, tra l’altro, confermano l’importanza della condizione occupazionale: «Non avere un lavoro risulta – precisa l’elaborato -, al netto di altri fattori, negativamente legato alla progettazione dell’arrivo di un figlio».

Un risultato, quest’ultimo, che assume particolare rilievo nelle regioni meridionali, caratterizzate da maggiori intenzioni di avere un figlio, ma da minore possibilità di realizzare i desideri di fecondità: «Nel frattempo – rilevano i ricercatori -, si accentua il modello italiano di dipendenza economica e di protagonismo della famiglia sul percorso di transizione all’età adulta dei giovani, con il rischio di ritardare l’assunzione di un ruolo di piena cittadinanza, responsabile, attiva e consapevole dei giovani italiani».

I temi chiave del Rapporto Giovani 2016 condotto sui “millenials” (la generazione del nuovo millennio nata tra i primi anni ’80 e i primi anni 2000), sono stati lavorofelicitàistituzioni, Europa e figure di riferimento: «Il quadro che emerge dalle analisi raccolte – ribadiscono i ricercatori – riflette questa lettura di condizioni oggettive penalizzantifrutto di quanto sinora non ha funzionato, da un lato, e voglia di essercidi fare esperienze positivedi cogliere opportunità che dimostrino che un futuro diverso è possibile, dall’altro. La combinazione di questi due elementi opposti emerge dalla forte critica e disillusione rispetto alla condizione attuale di un Paeseche offre molto meno di quanto i giovani pensano di poter dare, in contrapposizione con la grande voglia di dimostrare quanto davvero valgono».

Non a caso, dalla ricerca emerge che mentre in Italia 3 intervistati su 4 ritengono che nel proprio Paese le opportunità offerte siano inferiori rispetto alla media degli altri Paesi sviluppatisi scende a meno di 2 su 3 in Spagna, a meno di 1 su 5 in Francia e Gran Bretagna,e meno di 1 su 10 in Germania: «Di conseguenza – precisa il Rapporto – l’Italia è anche uno dei Paesi in cui maggiore è la propensione ad andare all’estero per cogliere migliori opportunità di lavoro».

Comunque, per gli under 30 italiani il volontariato e il servizio civile sono considerate palestre importanti per migliorare, allo stesso tempo, il contesto sociale in cui si vive e arricchire competenze utili per la propria vita sociale e lavorativa. Il piacere e il valore dello stare e del fare con gli altri è confermato anche dalla crescita della sharing economy (la condivisione dei beni), in forte coerenza con le sensibilità delle nuove generazioni e la necessità di acceso a beni e servizi a bassi costi.

La combinazione tra nuove tecnologiecosti accessibili e condivisione di esperienze, inoltre, stanno aprendo opportunità inedite in ogni ambito, dal coworking (la condivisione dell’ambiente di lavoro), alla fruizione culturale, alle modalità di consumo.

Con le informazioni apprese visitando la mostra sul fumo “NO SMOKING BE HAPPY” e in altri momenti scolastici…

… la classe 2A, grazie all’aiuto della professoressa Bezzon e della professoressa Mozetic, ha svolto delle attività di approfondimento e riflessione sul fumo, sui problemi che può causare alla nostra salute e a chi ci sta intorno;  ciascun alunno ha poi immaginato di indirizzare una lettera al prof. Iorio per avvisarlo sui pericoli del  fumo. Continua a leggere

Come aiutare i ragazzi nella scuola a superare l’individualismo incontrollato per costruire relazioni sane che danno «sapore» alla vita?

A dire degli esperti mai come oggi si gode di tante libertà nel vivere le relazioni sociali, nell’esprimere le proprie emozioni e i propri sentimenti. La sessualità, l’intimità, gli affetti sono liberamente espressi senza riprovazioni da parte della società. Tutti si sentono autorizzati a discutere con genitori, insegnanti, superiori di qualsiasi ordine e grado, fino alla contestazione, senza essere per Continua a leggere

Cellulari, smartphone, SMS, Facebook: oggi i luoghi in cui incontrare i ragazzi  si sono molteplici. I Sicial Network sono la nuova “piazza”. E gli educatori devono andare incontro ai giovani li dove loro abitano e li attendono.

Sono in treno e dormicchio con un libro in mano. Ad una stazione sale una ragazza in odore di università. Tira fuori le dispense e poi una serie di strumenti quali tre cellulari e qualche evidenziatore. Ovviamente gli auricolari sempre incorporati. A manovre finite inizia la lettura del testo evidenziando qualche parola ogni tanto e contemporaneamente regolando la musica, Continua a leggere

Di Alessio e Alessandro

Alcuni ragazzi di terza media raccontano la loro esperienza alla mostra sui danni del fumo e le loro conseguenze02

Il fumo danneggia noi e chi ci sta attorno. Continua a leggere

Non esistono «i giovani di oggi»; esiste Quello davanti a me e io lo osservo con lo sguardo di chi lo accetta così, non lo giudica, non si ferma sui piercing, sugli orecchini o sui tatuaggi, ma lo guarda «come si deve guardare un uomo».

Relazione = uno sguardo accogliente

«Stavo passeggiando nei giardini di un ospedale psichiatrico, quando incontrai un giovane che con aria profondamente riflessiva stava leggendo un libro di filosofia. Il suo comportamento e la sua evidente buona salute mentale lo distinguevano notevolmente dagli altri ricoverati. Continua a leggere

I figli crescono se i padri li sostengono nell’affrontare il rischio di vivere, liberando loro il futuro e i sogni che contiene. Ogni uomo può sperare perché c’è sempre qualcuno pronto a dargli sicurezza.

La festa del Natale per i cristiani è la festa della nascita di Gesù che, nella professione di fede, nel credo, viene definito nato, generato dal Padre. Un Padre sempre presente e che Gesù, si racconta nei Vangeli, consulta continuamente prima di prendere grandi decisioni, fino all’ultima, la più sofferta, nell’orto degli ulivi, perché sia fatta la volontà del Padre che continua a generarlo in un progressivo cammino di maturazione tradotto in successive assunzioni di responsabilità in prima persona fino all’ultimo respiro esalato sulla croce. Continua a leggere

Di Alvise Renier

Le riflessioni di un animatore sulle conseguenze che l’uso dello smartphone ha sui ragazzi…

Io sono un animatore. Amo stare con i bambini, educarli, anche nel gioco, alla ricerca di quello che per me è il “di più” nella vita: Dio. Da molti anni ormai cerco di aiutare nella mia parrocchia, tra alti e bassi, con le mie debolezze. Da animatore, ci metto l’anima.

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