Articoli

Il Dio dei millennials

di Simonetta Fiori

Sempre più giovani (tre su dieci) si dichiarano non credenti ma non per questo sono lontani dalla spiritualità. E tra chi continua a professare la fede cresce il disinteresse per la preghiera, il che non vuol dire la fine del sacro. Una serie di ricerche e di saggi indagano il fenomeno – Il Dio dei millennials è morto o sta poco bene. Così dicono le ultime inchieste sulla fede delle nuove generazioni. Sono sempre di più i ragazzi che si dichiarano atei, agnostici o indifferenti, pur provenendo non da un background laico ma da un’ educazione cattolica (e mai da una mala educación).

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La noia di Narciso

La famiglia e la scuola sono lì per costruire insieme una «cultura dell’impegno», un modo di pensare che porta i più giovani a distinguere velocemente e intelligentemente ciò che è più importante da ciò che piace di più.

Forse abbiamo fatto l’abitudine alle notizie di cronaca di adolescenti che si tolgono la vita, a volte per motivi incomprensibili, e adolescenti che tolgono la vita a coetanei per altrettanto motivi incomprensibili o addirittura
futili ai nostri occhi di adulti. Nel maleodorante costume attuale, nello smarrimento di valori, nel disprezzo per la vita e l’esaltazione della violenza, la notizia ci trova non dico indifferenti ma siamo portati facilmente ad superarla per passare oltre, ad altre nefandezze. Continua a leggere

Da pollo ruspante ad aquila svettante

La scuola può essere la palestra di vita, il luogo dove non si consegnano solo nozioni, non si punta al voto, ma si fa esplorare la vita, la bellezza di salire sulla «cima» e godere il panorama neanche immaginato e respirare quell’aria che nessun tablet possiede.

Chi non conosce la storiella dell’aquilotto che si credeva un pollo? Era caduto dal nido e finito in un pollaio. E Continua a leggere

Dal dormiveglia alla libertà di sognare

La scuola deve dare ai ragazzi la possibilità e quindi la bellezza di guadagnarsi il risultato, il prodotto finale. Restituiamo ai ragazzi i sogni e facciamoli uscire da quel dormiveglia in cui si rifugiano, magari nel mondo virtuale senza desideri e senza spina dorsale.

«L’attendere è un’arte che, il nostro tempo impaziente, ha dimenticato. Il nostro tempo vorrebbe cogliere il frutto appena il germoglio è piantato; così, gli occhi avidi, sono ingannati in Continua a leggere

Da gregario a capo di se stesso

Occorre imparare presto ad agire pensando prima che cosa ci spinge a fare quella e non quell’altra scelta. Comportandoci da «indipendenti», costruiamo i nostri atteggiamenti e reagiamo alla vita che ci spinge a rifiutare comportamenti non adatti, anche quando potremmo rischiare di perdere l’approvazione del gruppo.

Il giornalista Massimo Gramellini, in un suo editoriale, citava ciò che Steve Jobs diceva di sé: «Il mondo si dimenticherà di me, le mie invenzioni non mi sopravvivranno». Noi sappiamo che aveva torto a sottostimarsi. Continua a leggere

Dal principio del piacere a quello della realtà

Nelle varie fasi della scolarità gli insegnanti hanno il compito di affiancare le famiglie nello sforzo immane di consegnare ai ragazzi la capacità di giudizio per aumentare la responsabilità nella scelta, renderli forti per leggere la realtà e farla prevalere su un piacere istintuale e capriccioso

Tutti abbiamo assistito, chissà quante volte, a scenette isteriche di bambini che urlano e piangono disperati, battono i pugni e si buttano per terra perché la mamma non compra loro l’ennesimo giochino che vogliono a tutti i costi. È tipico dei bambini quando non vengono accontentati nelle loro richieste. Un genitore degno di questo titolo sa come comportarsi, sa che non deve Continua a leggere

La felicità nei giovani? “Mettersi alla prova

Di Davide De Amicis

Fare, felicità e futuro – individua il Rapporto Giovani 2016 – sono le tre F da rimettere insieme e sulle quali puntare…

«Essere felici nella fase giovanile, risulta sempre meno una condizione dell’essere spensierati e sempre più legata al fare, alla possibilità di mettersi alla prova con successo in un contesto che incoraggia a essere attivi nel migliorare il proprio futuro».

 

Lo ha affermato Alessandro Rosinatra i curatori del Rapporto Giovani 2016 realizzato dall’Istituto Toniolo di Milano, con il sostegno di Intesa Sanpaolo e di Fondazione Cariplo, presentato all’Università Cattolica di Milano.

Lo studio, a partire dall’autunno 2015, è stato condotto su di un campione di 9 mila giovani italiani dai 18 ai 32 anni d’età: «Farefelicità e futuro – individua il rapporto – sono le tre F da rimettere insieme e sulle quali puntano i giovani italiani, almeno nei prossimi anni. Un obiettivo importante che deve fare i conti, però, con il fatto che siamo uno dei Paesi che meno sono riusciti, finora, a costruire basi solide per un futuro da protagonisti dei giovani per la crescita nazionale».

Del resto i dati parlano chiaro: «Tutte le tappe di transizione allo stato adulto – sottolinea lo studio -, dall’autonomia dai genitori fino alla formazione di una propria famiglia e alla nascita del primo figlio, sono più dilatate nel tempo per i giovani italiani rispetto ai coetanei europei. L’età mediana di uscita dalla famiglia di origine è attorno ai 30 anni nel nostro Paese, mentre è inferiore ai 25 nei Paesi scandinaviin FranciaGermania e Regno Unito».

In Italia, inoltre, meno del 12% dei giovani vive in una unione di coppia tra i 16 e i 29 anni, un valore che è la metà rispetto alla media europea (elaborazioni su dati Eurostat): «Di conseguenza – denota il Rapporto Giovani – siamo diventati, assieme alla Spagna, il Paese con più bassa fecondità realizzata prima dei 30 anni».

Infatti, sempre secondo i dati, il numero di figli idealmente desiderato supera mediamente i duema nel tempo si è ridotto sensibilmente il numero di figli che concretamente si pensa di realizzare: «Tale valore– si legge ancora sul Rapporto – scende poco sopra 1,5 figli, un dato che comunque è vicino alla media europea e sensibilmente superiore al valore di 1,35 effettivamente osservato in Italia nel 2015».

Sull’intenzione di avere un figlio nei prossimi tre anni le analisi condotte nel Rapporto, tra l’altro, confermano l’importanza della condizione occupazionale: «Non avere un lavoro risulta – precisa l’elaborato -, al netto di altri fattori, negativamente legato alla progettazione dell’arrivo di un figlio».

Un risultato, quest’ultimo, che assume particolare rilievo nelle regioni meridionali, caratterizzate da maggiori intenzioni di avere un figlio, ma da minore possibilità di realizzare i desideri di fecondità: «Nel frattempo – rilevano i ricercatori -, si accentua il modello italiano di dipendenza economica e di protagonismo della famiglia sul percorso di transizione all’età adulta dei giovani, con il rischio di ritardare l’assunzione di un ruolo di piena cittadinanza, responsabile, attiva e consapevole dei giovani italiani».

I temi chiave del Rapporto Giovani 2016 condotto sui “millenials” (la generazione del nuovo millennio nata tra i primi anni ’80 e i primi anni 2000), sono stati lavorofelicitàistituzioni, Europa e figure di riferimento: «Il quadro che emerge dalle analisi raccolte – ribadiscono i ricercatori – riflette questa lettura di condizioni oggettive penalizzantifrutto di quanto sinora non ha funzionato, da un lato, e voglia di essercidi fare esperienze positivedi cogliere opportunità che dimostrino che un futuro diverso è possibile, dall’altro. La combinazione di questi due elementi opposti emerge dalla forte critica e disillusione rispetto alla condizione attuale di un Paeseche offre molto meno di quanto i giovani pensano di poter dare, in contrapposizione con la grande voglia di dimostrare quanto davvero valgono».

Non a caso, dalla ricerca emerge che mentre in Italia 3 intervistati su 4 ritengono che nel proprio Paese le opportunità offerte siano inferiori rispetto alla media degli altri Paesi sviluppatisi scende a meno di 2 su 3 in Spagna, a meno di 1 su 5 in Francia e Gran Bretagna,e meno di 1 su 10 in Germania: «Di conseguenza – precisa il Rapporto – l’Italia è anche uno dei Paesi in cui maggiore è la propensione ad andare all’estero per cogliere migliori opportunità di lavoro».

Comunque, per gli under 30 italiani il volontariato e il servizio civile sono considerate palestre importanti per migliorare, allo stesso tempo, il contesto sociale in cui si vive e arricchire competenze utili per la propria vita sociale e lavorativa. Il piacere e il valore dello stare e del fare con gli altri è confermato anche dalla crescita della sharing economy (la condivisione dei beni), in forte coerenza con le sensibilità delle nuove generazioni e la necessità di acceso a beni e servizi a bassi costi.

La combinazione tra nuove tecnologiecosti accessibili e condivisione di esperienze, inoltre, stanno aprendo opportunità inedite in ogni ambito, dal coworking (la condivisione dell’ambiente di lavoro), alla fruizione culturale, alle modalità di consumo.

Ti spiace se non fumo?

Con le informazioni apprese visitando la mostra sul fumo “NO SMOKING BE HAPPY” e in altri momenti scolastici…

… la classe 2A, grazie all’aiuto della professoressa Bezzon e della professoressa Mozetic, ha svolto delle attività di approfondimento e riflessione sul fumo, sui problemi che può causare alla nostra salute e a chi ci sta intorno;  ciascun alunno ha poi immaginato di indirizzare una lettera al prof. Iorio per avvisarlo sui pericoli del  fumo. Continua a leggere

Dall’individualismo alla relazione

Come aiutare i ragazzi nella scuola a superare l’individualismo incontrollato per costruire relazioni sane che danno «sapore» alla vita?

A dire degli esperti mai come oggi si gode di tante libertà nel vivere le relazioni sociali, nell’esprimere le proprie emozioni e i propri sentimenti. La sessualità, l’intimità, gli affetti sono liberamente espressi senza riprovazioni da parte della società. Tutti si sentono autorizzati a discutere con genitori, insegnanti, superiori di qualsiasi ordine e grado, fino alla contestazione, senza essere per Continua a leggere

L’educatore multitasking

Cellulari, smartphone, SMS, Facebook: oggi i luoghi in cui incontrare i ragazzi  si sono molteplici. I Sicial Network sono la nuova “piazza”. E gli educatori devono andare incontro ai giovani li dove loro abitano e li attendono.

Sono in treno e dormicchio con un libro in mano. Ad una stazione sale una ragazza in odore di università. Tira fuori le dispense e poi una serie di strumenti quali tre cellulari e qualche evidenziatore. Ovviamente gli auricolari sempre incorporati. A manovre finite inizia la lettura del testo evidenziando qualche parola ogni tanto e contemporaneamente regolando la musica, Continua a leggere