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I 6 verbi della misericordia

Ed eccoci all’ultimo verbo della più ricca parabola regalataci da Gesù: “Facciamo festa!”. ‘Festeggiare’: verbo sereno, verbo simpatico, ma anche verbo impegnativo. L’educatore che non ha la festa nel sangue non può avere la patente pedagogica, come il ferro non può essere di legno, né il quadrato rotondo. Festeggiare, verbo quanto mai serio: con la gioia non si scherza, con la gioia si vive!

6. «Facciamo festa!»

Il padre disse ai servi: “Presto, portategli il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, mangiamo e facciamo festa!” (Lc 15, 22-23). Stupendo un simile padre! La voglia di festa gli dà la patente pedagogica a punti pieni. Vi è una ragione imbattibile che ci porta ad essere così sicuri: è perché (si noti!) l’educatore sereno Continua a leggere

Costruire la comunità educante

Formazione permanente, disponibilità a dubitare di se stessi, fiducia nelle energie positive dei giovani, ricerca di un comune linguaggio: per educare oggi occorre un luogo di incontro e di complementarietà tra le persone convocate a questa missne.

Chi è nato dopo l’epoca della contestazione, anni 60-70, non riesce a farsi un’idea della cultura precedente, che venne totalmente rivoluzionata e in circa 50 anni ha portato con ritmo vorticoso Continua a leggere

I 6 verbi della misericordia

Siamo, ormai, alla quarta mossa del Padre misericordioso che san Luca ci presenta nel quindicesimo capitolo del suo Vangelo. Dunque, il padre, dopo aver visto il figlio che sta ritornando a casa, ‘si commosse’, ‘gli corse incontro’ e ‘gli si gettò al collo’ (quarta mossa).

Anche questo gesto è una della tante facce della misericordia.
Anche da questa mossa abbiamo molto da imparare. Continua a leggere

I sei verbi della misericordia

(Leo Buscaglia, scrittore e pedagogista italo americano)

Nella ‘Parabola del Padre misericordioso’ ci sono sei verbi che fanno vedere in diretta lo stile della misericordia. Dopo aver presentato il primo (“Lo vide”), passiamo al secondo (“Si commosse”).

Non appena vede il figlio che sta ritornando a casa, il padre sente vibrare il cuore e si commuove.

Stupendo! Quando parliamo di commozione non solo siamo ad un punto centrale della misericordia, ma della stessa arte pedagogica. Una cosa è certissima: chi è freddo, insensibile, invernale, non può educare. Il cervello non basta, ci vuole cuore; la tecnica non è sufficiente, ci vuole pietà. Continua a leggere

Desidero ergo sum

Il desiderio è il motore, la forza che spinge alla ricerca della piena realizzazione di sé. E’ necessaria però una disciplina, un’educazione del desiderio per garantirne l’orientamento. E qui entra in gioco la professionalità dell’insegnante-educatore.

Un uomo che viveva in città decise di vendere una casetta che possedeva in campagna, ereditata dai genitori. Incontrò un amico giornalista e poeta per hobby e gli chiese di aiutarlo a scrivere un annuncio da inserire sul giornale e anche su Internet.  «Voglio vendere quella bicocca che ho in campagna, quella che conosci anche tu. Mi scrivi un buon annuncio?».  Continua a leggere

Autostima e dintorni

Accettarsi è il primo passo per costruire autostima. Allora i saprà apprezzare anche negli altri non ciò che si vede, ma il buono e la fatica del vivere.

Un educatore sa sottolineare il progresso dei propri alunni anche e soprattutto quando i miglioramenti non sono … insensibili!

La famiglia si accomodò a un tavolo del ristorante. La cameriera raccolse prima le ordinazioni degli adulti e poi si rivolse al piccolo di sette anni. “Tu che cosa prendi?” gli domandò. Il bambino si guardò intorno timidamente e disse: “Vorrei un panino con la salsiccia”. La cameriera non aveva ancora iniziato a scrivere, quando la madre del piccolo la fermò. “Macché panino”, disse, “gli porti una bistecca con carote e purè di patate”. La cameriera non le fece caso e chiese al ragazzino: “Come lo vuoi il panino, col ketchup o la senape?”. “Ketchup”. “Arrivo fra un minuto”, disse la cameriera, mentre ritornava in cucina. A tavola erano tutti ammutoliti per lo stupore. Alla fine il bambino fissò i presenti a uno a uno ed esclamò: “Ehi! Lei crede che io esisto davvero!”». (Bollettino Salesiano 4-2008). Continua a leggere

I genitori «spazzaneve», spianano la strada ai figli ma li danneggiano

di Claudia Voltattorni – Corriere della sera

L’allarme di una preside inglese contro la tendenza a «spianare la strada ai figli»

Gli inglesi li chiamano «genitori spazzaneve». Perché «ripuliscono ogni cosa davanti ai loro figli in modo che nulla possa andare loro storto e possa minacciare la loro autostima». Succede a Londra, al collegio femminile di Saint Paul dove la direttrice Clarissa Farr, racconta al Times, ogni giorno si imbatte in madri e padri vittime di «ansia frenetica che fa loro rifiutare l’idea che i propri pargoli possano arrivare secondi». Il che si traduce in «bambini iperprotetti e incapaci di affrontare un fallimento». Continua a leggere

Niente regole? Niente educazione!

Da una settimana è ripresa la scuola e anche quest’anno don Giuliano si impegna con la rubrica IL LUNEDI’ PEDAGOGICO per aiutare i genitori che desiderano confrontarsi su temi educativi o con un suo articolo o con interventi utili sullo stesso tema.
Convinti di fare cosa utile, auguriamo a tutti un buon anno scolastico!

Parlare di regole può suscitare la sensazione di repulsione. Invece parliamo di regole che aiutano i ragazzi a scandire la loro vita in modo che diventi armonica, che no sia un vivere istintivo, ma risponda a un progetto che piano piano si delinea.

«Sono una mamma come tante. Una mamma che, quasi tutte le sere, vede i figli adolescenti uscire e non sa se li vedrà tornare. Regolarmente, dopo aver detto loro: “Ciao, non fate tardi, state attenti!…”, arriva il pensiero lancinante e sconvolgente: “Torneranno?”. Sì, magari per tornare, tornano. Ma come? Quando? A che ora? Con chi sono stati? E quello che guidava l’auto in che Continua a leggere

Le 10 brutte abitudini tecnologiche

Fonte StartupItalia, di Lara Martino, 21 luglio 2016

Maleducazione, sicurezza, rispetto: quando si usa lo smartphone non sempre si pensa alle conseguenze che può avere concentrarsi sullo schermo mentre qualcuno sta parlando o ascoltare la musica ad altissimo volume in un ambiente pubblico

Dalla sicurezza alla semplice buona educazione. L’uso della tecnologia ha invaso ogni angolo delle nostre vite e ha dato origine anche ad alcune abitudini non proprio positive. Mandare dei Continua a leggere

Il Dio dei millennials

di Simonetta Fiori

Sempre più giovani (tre su dieci) si dichiarano non credenti ma non per questo sono lontani dalla spiritualità. E tra chi continua a professare la fede cresce il disinteresse per la preghiera, il che non vuol dire la fine del sacro. Una serie di ricerche e di saggi indagano il fenomeno – Il Dio dei millennials è morto o sta poco bene. Così dicono le ultime inchieste sulla fede delle nuove generazioni. Sono sempre di più i ragazzi che si dichiarano atei, agnostici o indifferenti, pur provenendo non da un background laico ma da un’ educazione cattolica (e mai da una mala educación).

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