DISLESSIA

Gli alunni con “disturbi specifici di apprendimento” (dislessia, disortografia, discalculia e via dicendo) rappresentano la nuova frontiera dell’insegnamento della scuola di oggi. Si calcola che almeno il 4-5% della popolazione scolastica sia costituita da studenti con queste peculiarità. Ogni istituto si va quindi aggiornando sul tema
COSA POSSIAMO FARE?
E il Don Bosco, come si sta muovendo in tale ambito? Anzitutto, da tempo i docenti seguono corsi specifici e studiano il problema. La preoccupazione maggiore è quella di non limitarsi passivamente a garantire tutte quelle “misure dispensative” che spettano di diritto agli alunni in questione, ma di ripensare la didattica in un’ottica inclusiva, permettendo cioè a tutti gli studenti di attivarsi con modalità diverse e personalizzate per accedere alle conoscenze proposte. Ecco dunque che l’uso della tecnologia si fa strada nelle lezioni, quando per esempio non soltanto si concede agli studenti di elaborare un tema direttamente su pc, ma si svolgono lezioni interattive, ricorrendo a proiezioni oppure favorendo la collaborazione tra ragazzi, attraverso una didattica laboratoriale. Vengono sempre più spesso forniti schemi elaborati direttamente dai docenti o si ricorre per tutti all’ascolto di brani o di parti di lezione precedentemente registrate, che ogni ragazzo potrà anche recuperare e riascoltare a casa. Il linguaggio iconico e gestuale diventano sempre più importanti.
La seconda regola che la scuola segue, oltre alla revisione della didattica tradizionale, è quella del dialogo con lo studente e con la famiglia, perché ogni ragazzo presenta problemi specifici e modalità di reazione agli stessi che di volta in volta vanno messi a fuoco individualmente. Si arriva così alla compilazione per ciascuno studente che presenta problemi di apprendimento di un piano didattico personalizzato in cui, materia per materia, si esplicitano le strategie e i criteri valutativi adottati.