Meno male, c’è Natale!

Pino Pellegrino (Bollettino Salesiano)

Chi continua a mettere in prima pagina il nostro Natale non è un residuato storico. Ci pare d’avere le carte in regola per sostenere che il ricordo della nascita di quel Bambino conserva tutta la sua attualità. Forse mai l’umanità ha avuto così tanto bisogno del Natale quanto l’uomo digitale del 2000!

In un mondo stordito dal fracasso abbiamo bisogno di venir a sapere che le personalità d’alto fusto nascono solo nel grande silenzio che a mezzanotte avvolge tutte le cose.  Continua a leggere

Natale tempo di regali

Pino Pellegrino (Bollettino Salesiano)

Fermiamoci oggi sulla “regalomania”, altra tipicità natalizia.

Natale è una Festa immensa. Esaurirla in poche righe è impossibile. È necessario fare delle scelte. Parliamo del Natale come tempo di regali, come tempo di doni. Ne parliamo, ovviamente, dal punto di vista pedagogico

NATALE È UN REGALO, “IL” REGALO: DIO DONA SE STESSO

Il succo del Natale, quello vero, non quello taroccato d’oggi, è tutto qui: Natale è un regalo, il più stupefacente regalo della storia intera: Dio dona se stesso!  Continua a leggere

Ricominciare da Betlemme

Pino Pellegrino  (Bollettino Salesiano)

Abbiamo imparato a nuotare come i pesci, abbiamo imparato a solcare i cieli come gli uccelli…, quando impareremo a camminare sulla Terra come Uomini?

La risposta c’è! Una risposta molto precisa e motivata: perché la Terra continui a sostenere Uomini (e non solo ‘gente’!), la terapia sta nel ripartire da Betlemme!
Lo diciamo senza presunzione e con il più grande rispetto dell’intelligenza del lettore. Davvero: nella grotta di Betlemme si trovano i plinti più sicuri per rimettere l’Uomo in piedi.

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Il Natale secondo don Bosco

don Angel Fernandez Artime , Rettor Maggiore dei Salesiani.

Maria e Giuseppe condividono la sorte di molti profughi e lavoratori stranieri, che cercano una casa e vengono respinti, oggi come duemila anni fa. Anche i ragazzi di don Bosco cercavano uno spazio protettivo… Continua a leggere

Che cos’è l’Immacolata Concezione

Che cosa si festeggia esattamente l’8 dicembre?

A differenza di ciò che molti credono, il dogma dell’immacolata concezione, proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854 (e celebrato dalla Chiesa cattolica ogni 8 dicembre) non si riferisce al concepimento di Gesù, bensì a quello di Maria. Continua a leggere

Solo l’attesa desta l’attenzione

«Chi non conosce l’aspra beatitudine dell’attesa», non è vivo, non è attento, perché solo l’attesa desta l’attenzione, l’interesse, lo stupore e solo l’attenzione interessata e stupita è capace di amare. Ti aspettiamo, Signore Gesù! Vieni, non tardare!

«Celebrare l’Avvento, significa saper attendere, e l’attendere è un’arte che il nostro tempo impaziente ha dimenticato. Il nostro tempo vorrebbe cogliere il frutto appena il germoglio è piantato; così, gli occhi avidi, sono ingannati in continuazione, perché il frutto, all’apparenza così bello, al suo interno è ancora aspro, e, mani impietose, gettano via, ciò che le ha deluse. Chi non conosce Continua a leggere

Se vuoi andare in gita, lascia a casa lo smartphone

Paola BellettiPaola Belletti

n aut aut, in alcune scuole già praticato, consigliato da Paolo Crepet come intervento necessario per prevenire anche il cyberbullismo.

No. Non è un articolo sul “dove andremo a finire”. Non è l’ennesimo arrangiamento del tema “non ci sono più i giovani di una volta”.

È un racconto, breve. La morale non ci sarà perché non è una favola. Non sarà nel testo ma occorrerà torni a risvegliarsi in tante teste. Dei giovani? Sì, certo. Anche. Ma soprattutto nelle nostre. Di quelli che magari parlano ancora di sé come di ragazzi anche se abbiamo già 35, 40 anni. Degli adulti, degli educatori. Non per competenza, ma per stato.

Siamo adulti, educhiamo. Stiamo educando, anche con il nostro non far nulla in proposito o restando in quella interminabile fase incoativa. Adolesco, adolescere. Stare per diventare adulti. Ecco, ora basta. Ora abbiamo bisogno di participi passati, di cose compiute e di metterci a fare i grandi.

E per esempio di dire al figlio -lui sì a pieno diritto adolescente– che se va in gita lo smartphone lo lascia a casa. “Ma mamma tutti gli altri ce l’hanno!”
“Non importa, tu no. Loro vedranno lo schermo e tu piazza S. Marco in diretta, dai tuoi occhi. Non da Facebook”.

Ecco, ho impostato, pur avendo dichiarato il contrario, la modalità “sermoncino digitale”.

Volevo invece farvi conoscere innanzitutto la proposta dello psichiatra, sociologo e scrittore Paolo Crepet nella quale mi sono imbattuta qualche tempo fa: divieto di portare i cellulari in gita, meglio ancora vietarli a scuola. Del tutto.

“Ci sono istituti che già lo fanno”, riferisce. E la cosa funziona. Una maggiore severità disciplinare, soprattutto su questo tema, sarà già nel medio periodo premiata dalla scelta dei genitori, ipotizza con ragionevole approssimazione.

Racconta di una scena vista coi suoi occhi, a Venezia: una lunga comitiva di ragazzi in gita, su e giù per ponti, campi e calli, con la testa reclinata sullo schermo e il passo incerto e un po’ ebete di chi non guarda dove va. E il professore che urlava “Buca!”, “Gradino!”, …

No, davvero. Tutti i distinguo che tentiamo di fare noi genitori, per noi stessi e i nostri figli, dovrebbero saltare di fronte a queste scene. Spesso nemmeno noi adulti sappiamo regolarci e temperare l’uso dello smartphone. Una sbirciata a Facebook, un retweet qua, un commento là. E fammi vedere quel post così ironico se sta crescendo coi like! Devo imparare a usare Instagram meglio perché è il social del momento, mi hanno detto…

E le chat. Le sottochat. Le controchat. I video. Quelli segreti e quelli subito virali. E il mondo intorno, quello materiale, con gli spigoli, le buche per le strade, con le facce vere, (quelle che vedendole da vicino forse non avresti il coraggio di apostrofare con quel commento acido) così  si allontana.

Il mondo, la realtà così spesso scomoda e poco accomodante, si riducono quasi ad un porta smartphone. Un supporto, sfondo per i nostri selfies.

«Parliamoci chiaro: non agire sull’uso dei cellulari a scuola significa rifiutare di prevenire le conseguenze più spiacevoli. Lasciare che i più giovani utilizzino il cellulare sempre, quando vogliono e come vogliono, significa che poi ci si riduce a fare i “pompieri”, a intervenire sempre cioè sull’emergenza.” Questo il commento di Paolo Crepet (su Oggi scuola) che in molte occasioni insiste sulla necessità delle regole, di divieti precisi, di un esercizio sano e “sanificante” dell’autorità.

Se si va in gita, allora, niente smartphone. Di furbi bastate voi, ragazzi.

Questo –e molto altro–  dovremmo dire ai nostri figli, agli alunni. Ma intanto si può cominciare così.

Fuori e dentro di voi c’è un mondo. La cosiddetta realtà aumentata è una bugia; perchè prima è stata ridotta (dice Fabrice Hadjadj). È l’uomo, come nessun’altra creatura, che è una realtà enorme, incommensurabile«Anima est quodammodo omnia» (Summa Theologiae).

La virtualità, se lasciamo che occupi del tutto la nostra vita, le nostre occupazioni, se diventa il teatro principale delle nostre azioni non aumenta la realtà, ma storna noi da noi stessi e dall’altro (con conseguenze spesso tragiche, perchè l’altro non è un profilo social e prova emozioni e dolore).

E pure dalle cose belle, fuori di noi. Che ci parlerebbero davvero, di noi uomini. Perché una cattedrale, una piazza, un affresco, anche una struttura modernissima, o un telescopio, un film, un giardino, un libro, quelle sì dicono qualcosa alla mia natura umana.

Per scoprirci dobbiamo incontrare altro da noi e non sempre il nostro io nei suoi aspetti più volatili e marginali (come il comportamento d’acquisto, i gusti in fatto di moda, le scelte di mete turistiche, la musica) riscodellatoci di continuo su tutti gli strumenti dotati di monitor nei quali ci “logghiamo”.

Serve una reazione culturale, non possiamo ridurci così solo perché qualcuno della Silicon Valley ha deciso che questo è il futuro”, conclude Crepet.

Mi pare che gli si possa dare ragione. E sì, anche lo smartphone può essere considerato ammirabile come prodotto dell’ingegno umano; non prima però di aver recuperato la nostra capacità di meraviglia e avere rafforzato l’abilità di fare schermo noi, con la nostra intelligenza, il nostro senso critico, all’invasione digitale.

(State leggendo da mobile? «Buca!»)

L’alcol dei millennials: bevono meno ma prima

Avvenire, Diego Andreatta, domenica 15 ottobre 2017

Gli adolescenti sottovalutano il rischio.

Il primo bicchiere in terza media.

Il ruolo moderatore della famiglia

In terza media tre quarti degli adolescenti hanno già «provato» almeno una bevanda alcolica, ma il 52% non ne beve mai e il 39% solo occasionalmente. Si sapeva già che il «battesimo» dell’alcol in Italia fosse precoce (meno peraltro Continua a leggere

Il Papa: la società ha perso il valore della vita

Redazione Avvenire, del 05 ottobre 2017

C’è chi parla persino di egolatria, ossia di un vero e proprio culto dell’io, sul cui altare si sacrifica ogni cosa, compresi gli affetti più cari…

Papa Francesco nell’udienza con i partecipanti all’assemblea generale della Pontificia Accademia per la Continua a leggere

Ragazzi, internet non basta. Serve il latino!

Ragazzi, internet non basta. Serve il latino!

Il latinista, ex rettore dell’Università di Bologna e presidente della Pontifica Accademia di Latinità, Ivano Dionigi, ha scritto agli studenti una lettera condivisa con l’USR, l’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna, sull’importanza dello studio del Latino oggi.

Dionigi si rivolge agli studenti delle Superiori e chiede una “ecologia” linguistica in questa Babele della comunicazione veloce dove si smarrisce il vero significato delle parole. Il latino ci consente, scrive Dionigi, di scoprire la storia delle parole, e offre una dote, un’eredità ai cittadini, perché «staccati dalla storia e connessi con l’immensa rete del mondo (www) si rischia di rimanere schiacciato sotto l’eterno presente: senza cognizione del tempo, l’unica dimensione che ci consente di conoscerci e progettare». Ecco il testo integrale della lettera: Continua a leggere