Di Stefano Zurlo

L’allarme della Fism: “Sparite 400 scuole materne, costi insostenibili”

Un’emorragia inarrestabile. Chiusure su chiusure. Dal Trentino alla Sicilia. Un piccolo mondo antico al servizio dei ragazzi sta andando in pezzi.

Scompaiono le materne, e poi, a ruota, tutte le altre: elementari, medie e superiori. La vicenda degli arretrati Ici, chiesti dal Comune di Ferrara a una decina di istituti cattolici, è solo l’ultimo attacco di un assedio senza fine. Virginia Kaladich, presidente della Fidae, Federazione istituti attività educative, dà un dato riassuntivo. Drammatico: «Le paritarie, quindi le scuole non statali, erano nel complesso 13.625 all’inizio dell’anno scolastico 2013-2014. Oggi siamo a quota 13mila. Vuol dire che abbiamo perso oltre seicento realtà in due anni circa. Un disastro». Continua a leggere

La dipendenza dal telefono cellulare si chiama nomofobia…

Dopo aver scritto questo articolo ho imparato che la dipendenza dal telefono cellulare si chiama nomofobia.

È un’abbreviazione dell’espressione inglese no-mobile­phone phobia, che significa paura di stare senza il cellulare e che – dicono – è la malattia del XXI secolo.  Continua a leggere

Il saggio di Fabrice Hadjadj fonda l’essenza della famiglia nella forza vitale della sessualità

Ma che cos’è una famiglia? La trascendenza nelle mutande & altri discorsi ultra-sessisti” (Edizioni Ares) di Fabrice Hadjadj, pone già nel titolo una domanda che solo qualche tempo fa sarebbe apparsa banale, addirittura assurda: che cos’è una famiglia? Eppure, come ci ricordano i nonni, oggi i tempi sono cambiati, e persino l’ovvio è messo in discussione. Se Continua a leggere

…in fretta cerchiamo di metterci al servizio per prendere cura della vita che cresce e che tante volte si vede minacciata; in fretta per rispondere al grido dei giovani, soprattutto quelli più in pericolo; in fretta però senza fretta, cioè dedicando il tempo sufficiente e opportuno, come Lei che «rimase con [Elisabetta] circa tre mesi, [prima] di tornare a casa sua».

Omelia del Rettor Maggiore | Basilica di Ma. Ausiliatrice, Torino-Valdocco | 24.05.2014

Carissime e carissimi giovani, carissima Madre Yvonne, carissimi confratelli, consorelle,  membri tutti della Famiglia Salesiana e amici di Don Bosco e dell’Ausiliatrice: eccomi per la prima volta come Rettor Maggiore in questa Basilica; e posso dirvi che sono a Casa! Continua a leggere

Di William Mckenna

La tua dignità e il tuo valore non sono basati su quante cose tu fai…

Domanda: Sono costantemente sommerso dalle tante responsabilità e attività in corso nella mia vita. Sento come se la mia ansia stia peggiorando sempre di più, e non riesco a rilassarmi né a rallentare il passo. Come faccio a tenere testa al dinamismo della vita quando è così difficile dire di no?

Questo dell’essere troppo impegnati, che tu mi creda o meno, è uno dei problemi più comuni. Avevo lo stesso problema quando ho frequentato l’università, ed era diventato quasi insopportabile. Un giorno sono andato dal cappellano del campus e gli ho parlato della mia ansia e del mio essere eccessivamente impegnato. “Perché hai scelto di diventare così indaffarato?” Non sono riuscito a Continua a leggere

Di Davide De Amicis

Fare, felicità e futuro – individua il Rapporto Giovani 2016 – sono le tre F da rimettere insieme e sulle quali puntare…

«Essere felici nella fase giovanile, risulta sempre meno una condizione dell’essere spensierati e sempre più legata al fare, alla possibilità di mettersi alla prova con successo in un contesto che incoraggia a essere attivi nel migliorare il proprio futuro».

 

Lo ha affermato Alessandro Rosinatra i curatori del Rapporto Giovani 2016 realizzato dall’Istituto Toniolo di Milano, con il sostegno di Intesa Sanpaolo e di Fondazione Cariplo, presentato all’Università Cattolica di Milano.

Lo studio, a partire dall’autunno 2015, è stato condotto su di un campione di 9 mila giovani italiani dai 18 ai 32 anni d’età: «Farefelicità e futuro – individua il rapporto – sono le tre F da rimettere insieme e sulle quali puntano i giovani italiani, almeno nei prossimi anni. Un obiettivo importante che deve fare i conti, però, con il fatto che siamo uno dei Paesi che meno sono riusciti, finora, a costruire basi solide per un futuro da protagonisti dei giovani per la crescita nazionale».

Del resto i dati parlano chiaro: «Tutte le tappe di transizione allo stato adulto – sottolinea lo studio -, dall’autonomia dai genitori fino alla formazione di una propria famiglia e alla nascita del primo figlio, sono più dilatate nel tempo per i giovani italiani rispetto ai coetanei europei. L’età mediana di uscita dalla famiglia di origine è attorno ai 30 anni nel nostro Paese, mentre è inferiore ai 25 nei Paesi scandinaviin FranciaGermania e Regno Unito».

In Italia, inoltre, meno del 12% dei giovani vive in una unione di coppia tra i 16 e i 29 anni, un valore che è la metà rispetto alla media europea (elaborazioni su dati Eurostat): «Di conseguenza – denota il Rapporto Giovani – siamo diventati, assieme alla Spagna, il Paese con più bassa fecondità realizzata prima dei 30 anni».

Infatti, sempre secondo i dati, il numero di figli idealmente desiderato supera mediamente i duema nel tempo si è ridotto sensibilmente il numero di figli che concretamente si pensa di realizzare: «Tale valore– si legge ancora sul Rapporto – scende poco sopra 1,5 figli, un dato che comunque è vicino alla media europea e sensibilmente superiore al valore di 1,35 effettivamente osservato in Italia nel 2015».

Sull’intenzione di avere un figlio nei prossimi tre anni le analisi condotte nel Rapporto, tra l’altro, confermano l’importanza della condizione occupazionale: «Non avere un lavoro risulta – precisa l’elaborato -, al netto di altri fattori, negativamente legato alla progettazione dell’arrivo di un figlio».

Un risultato, quest’ultimo, che assume particolare rilievo nelle regioni meridionali, caratterizzate da maggiori intenzioni di avere un figlio, ma da minore possibilità di realizzare i desideri di fecondità: «Nel frattempo – rilevano i ricercatori -, si accentua il modello italiano di dipendenza economica e di protagonismo della famiglia sul percorso di transizione all’età adulta dei giovani, con il rischio di ritardare l’assunzione di un ruolo di piena cittadinanza, responsabile, attiva e consapevole dei giovani italiani».

I temi chiave del Rapporto Giovani 2016 condotto sui “millenials” (la generazione del nuovo millennio nata tra i primi anni ’80 e i primi anni 2000), sono stati lavorofelicitàistituzioni, Europa e figure di riferimento: «Il quadro che emerge dalle analisi raccolte – ribadiscono i ricercatori – riflette questa lettura di condizioni oggettive penalizzantifrutto di quanto sinora non ha funzionato, da un lato, e voglia di essercidi fare esperienze positivedi cogliere opportunità che dimostrino che un futuro diverso è possibile, dall’altro. La combinazione di questi due elementi opposti emerge dalla forte critica e disillusione rispetto alla condizione attuale di un Paeseche offre molto meno di quanto i giovani pensano di poter dare, in contrapposizione con la grande voglia di dimostrare quanto davvero valgono».

Non a caso, dalla ricerca emerge che mentre in Italia 3 intervistati su 4 ritengono che nel proprio Paese le opportunità offerte siano inferiori rispetto alla media degli altri Paesi sviluppatisi scende a meno di 2 su 3 in Spagna, a meno di 1 su 5 in Francia e Gran Bretagna,e meno di 1 su 10 in Germania: «Di conseguenza – precisa il Rapporto – l’Italia è anche uno dei Paesi in cui maggiore è la propensione ad andare all’estero per cogliere migliori opportunità di lavoro».

Comunque, per gli under 30 italiani il volontariato e il servizio civile sono considerate palestre importanti per migliorare, allo stesso tempo, il contesto sociale in cui si vive e arricchire competenze utili per la propria vita sociale e lavorativa. Il piacere e il valore dello stare e del fare con gli altri è confermato anche dalla crescita della sharing economy (la condivisione dei beni), in forte coerenza con le sensibilità delle nuove generazioni e la necessità di acceso a beni e servizi a bassi costi.

La combinazione tra nuove tecnologiecosti accessibili e condivisione di esperienze, inoltre, stanno aprendo opportunità inedite in ogni ambito, dal coworking (la condivisione dell’ambiente di lavoro), alla fruizione culturale, alle modalità di consumo.

Papa Francesco ha una strategia per i migranti? In che modo sta spingendo l’Europa a rivoluzionare le sue politiche migratorie per evitare altre disastrosi stragi nei mari?

L’attività diplomatica del pontefice procede in una doppia direzione. Una più sottobraccio con i diplomatici del Vaticano a dialogare con l’Europa e l’altra invece più palese e fatta di interventi, anche duri, che danno l’idea di quali siano le mosse per arginare il dramma immigrazione. Intorno ad esse ruota un principio: la prioritaria è per Papa Francesco l’accoglienza dei migranti. Continua a leggere

Avvenire, 8 aprile 2016

Le associazioni, i movimenti e le diverse organizzazioni cattoliche hanno salutato con entusiasmo la pubblicazione dell’esortazione apostolica “La gioia dell’amore”

AIART, Associazione spettatori.“ Nell’epoca attuale, in cui regnano l’ansietà e la fretta tecnologica, compito importantissimo delle famiglie è educare alla capacità di attendere” (Amoris Laetitia). «La lettura di questo passaggio di Amoris Laetitia ci impegna a perseguire ancora di più la missione della nostra associazione» ribadisce Massimiliano Padula, presidente dell’Aiart (associazione spettatori di ispirazione cattolica). «Quando il Papa evidenzia che non si “non si tratta di proibire ai ragazzi di giocare con i dispositivi elettronici, ma di trovare il modo di Continua a leggere

Credevo che avessero ucciso Gesù,

e oggi l’ho visto dare un bacio a un lebbroso.

Credevo che avessero cancellato il suo nome e oggi l’ho sentito sulle labbra di un bambino.

Credevo che avessero crocefisso le sue mani pietose, e oggi l’ho visto medicare una ferita.

Credevo che avessero trafitto i suoi piedi, e oggi l’ho visto camminare sulle strade dei poveri.

Credevo che l’avessero ammazzato una seconda volta con le bombe, e oggi l’ho sentito parlare di pace.

Credevo che avessero soffocato la sua voce fraterna, e oggi l’ho sentito dire: “Perché, fratello?” a uno che picchiava.

Credevo che Gesù fosse morto nel cuore degli uomini e seppellito nella dimenticanza, ma ho capito che Gesù risorge anche oggi ogni volta che un uomo ha pietà di un altro uomo.

( L. Cammaroto)

Proprio oggi, un mio alunno mi ha girato, tramite WhatsApp, la lettera di un professore della ragazzina di Pordenone che, alcuni giorni fa, ha tentato il suicidio perché stressata dal crudele mobbing da parte dei compagni di classe. L’insegnante si rivolge direttamente ai propri allievi e scrive parole, che meritano di essere meditate. Mi permetto di trascriverla letteralmente.

«Oggi una ragazza della mia città (Pordenone) ha cercato di uccidersi. Ha preso e si è buttata dal secondo piano. No, non è morta. Ma la botta che ha preso ha rischiato di prenderle la spina Continua a leggere