Pino Pellegrino (Bollettino Salesiano)

Se la malattia della ‘figliolite’ può avere una giustificazione nella sensibilità delle mamme, se la ‘tarantolite’ si può spiegare in tempi di crisi come i nostri, la ‘sclerocardia’ (‘durezza di cuore’) sulla quale vogliamo fermarci quest’oggi, non ha giustificazione alcuna, tanto è cattiva e disgustosa

Non è forse vero che non amare i figli è da crudeli? Da sadici? Eppure oggi, mentre la Terra si riscalda, i cuori si raffreddano, l’analfabetismo affettivo si diffonde sempre più la mancanza di tenerezza pare ai minimi storici. 

No, non è allarmismo esagerato: è realismo pedagogico! Quando parliamo di ‘durezza di cuore‘ non siamo nel regno della fantasia. Quando parliamo di ‘sclerocardia‘ non parliamo di una malattia esotica, di terre lontane. La ‘sclerocardia‘ abita qui!

Lo avvertono tutti gli spiriti più sensibili e attenti.

Lo psichiatra Paolo Crepet (1951) è molto chiaro: “Dietro migliaia di luci accese nei condomini delle nostre città si nascondono solitudini, rancori, latitanze affettive“.

Non meno esplicito era il nostro più noto pediatra del secolo scorso, Marcello Bernardi (1922-2001): “Viviamo in un mondo sempre più povero di amore. Questo è il grande rischio che vedo davanti ai nostri bambini!“.

Anche l’educatore Antonio Mazzi (1929) è sulla stessa linea: “La crisi più profonda oggi parte dalla mancanza di abbracci, di relazioni, di amicizia, di tenerezza“.

Niente sarebbe più facile che continuare a snocciolare conferme autorevoli sul nostro inverno pedagogico, ma il lettore sa che non è nel nostro stile persistere nel mettere il dito sulle piaghe: preferiamo curarle!

Ebbene diciamo subito che anche alla ‘sclerocardia‘ si possono tranquillamente tagliare le unghie.

Le strategie non mancano. Ci limitiamo a tre.

PAROLE DI SETA

La ‘sclerocardia’ si combatte mettendo in circolazione parole di seta.

È noto a tutti che vi sono parole che gelano i cuori, altre che li riscaldano; parole che schiacciano e parole che innalzano; parole che mordono e parole che guariscono.

Ditemi se non sono vitamine psicologiche parole come queste, dette al figlio: “Sei favoloso!“. “Siamo orgogliosi di te!“. “È bello averti come figlio!“?

Queste sono parole terapeutiche. Privare di esse il figlio, è come disidratargli l’anima, è devitalizzarlo. Non usiamole con il contagocce: quelle sono parole benedette!

Gli studiosi stanno ancora cercando una medicina più efficace delle parole di seta!

COCCOLE

La ‘sclerocardia’ si combatte con le coccole.

Alcuni anni fa era in circolazione un magnifico lavoro intitolato “La terapia delle coccole“. L’autore, Piero Balestro, provava che il contatto pelle a pelle ha effetti prodigiosi: giova alla crescita, previene le malattie, migliora l’umore, stabilizza le funzioni cardiache.

È certo: cinque secondi di carezze comunicano più salute che un’ora di parole! Coccolare è baciare l’anima! Lo sapeva Gesù stesso che non per nulla praticava il linguaggio dell’abbraccio (Mc 10,16).

Linguaggio, dissennatamente, dimenticato! Troppi sono oggi i piccoli che soffrono di reumatismi psicologici contratti in quelle famiglie nelle quali si ha paura a lasciarsi andare alle carezze.

GENTILEZZE

Finalmente, la ‘sclerocardia’ si combatte regalando gentilezze.

Il famosissimo pediatra americano Benjamin Spok (1903-1998) era solito ricordare alle mamme che “La cura amorevole data con gentilezza ai figli vale cento volte di più di un pannolino messo alla perfezione“.

Regalare gentilezze è addolcire il cuore. È togliere i viveri alla ‘sclerocardia‘!

Regalare gentilezze è cortesia, attenzione, premura: è accompagnare il bambino a letto e non mandarlo; è fargli una sorpresa; è preparargli la pietanza che gli piace tanto; è partecipare alla recita scolastica di fine anno, anche a costo di lasciare un impegno importante. Sì, per tutta la vita il figlio si ricorderà che avete preferito lui ai vostri impegni.

Per tutta la vita si ricorderà d’aver avuto genitori che con il loro alto voltaggio emotivo riscaldavano sempre la casa anche con i termosifoni spenti.

PRENDO NOTA

  • Una parola calda riscalda tre stagioni fredde.
  • Il rimprovero fa bene, l’incoraggiamento di più!
  • Nulla rende più ansioso il figlio che sentirsi dire da mamma e papà che potrebbe fare di più!
  • La pecora che bela perde il boccone: non è da intelligenti dedicarsi ai lamenti!
  • Dare tutto al figlio è preparare un infelice: il passero ubriaco trova amare persino le ciliegie!
  • Briglia sciolta, un po’ alla volta. Quando il dentifricio è uscito dal tubetto, chi riesce ancora a farlo rientrare?

MEDITATE GENTE!

  • “I bambini di oggi sembrano sapere tante cose – e le sanno -, ma sotto il bambino tecnologico vi è il bambino eterno che non può vivere senza l’affetto e l’amore di qualcuno che lo aiuti a crescere” (Mario Lodi, maestro e scrittore, vivente).
  • “Se amassimo davvero i nostri figli, non li costringeremmo a passare le giornate tra scuola, piscina, lezioni di nuoto o di violino, palestra, corsi di computer, con il solo scopo di annichilirli!” (Paolo Crepet, psichiatra, vivente).
  • “Viene ripetuto in continuazione: ‘I giovani sono maleducati, avidi violenti!’. Però nessuno dice: ‘Perché sono così?’. Fin dalla nascita, li abbiamo coperti di spazzatura e adesso ci lamentiamo del loro cattivo odore!” (Susanna Tamaro, scrittrice, vivente).

QUESTO DICO AL FIGLIO ADOLESCENTE

“Se non puoi crescere in altezza, cresci in simpatia!”.

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, non sulla statura.

Mostra la testa, prima dell’ombelico!

Rifiuta d’essere un lavandino nel quale passa tutto: hai pure la tua dignità!

Aspettati grandi cose dal tuo cervello: non ti deluderà!