Pino Pellegrino (Bollettino Salesiano)

Le nostre tredici mosse dell’arte di educare si stanno esaurendo.

Ne restano due. Forse le più simpatiche, certo così fondamentali che, qualora mancassero, renderebbero inefficaci tutte le altre. Stiamo parlando della mossa del “fare festa” e del “lasciare un buon ricordo”.

DIRITTO ALLA GIOIA

La gioia è un diritto del figlio. Un diritto assoluto perché senza gioia la vita è invivibile.

La psicologa Elisabetta Fiorentini è sicura: “La gioia è importante come il pane e la conoscenza, se non di più!“.

La gioia è un diritto del figlio perché è educativa per natura sua: ci migliora sempre, mentre la tristezza ci peggiora sempre!

Finalmente, la gioia è un diritto del figlio perché è illecito rendere acerba la vita a chi in essa è stato introdotto senza domandargli il permesso.

Insomma, stiamo facendo un discorso serio! Serio ed impegnativo. La gioia non è un optional: è un pilastro dell’educazione che ci dà un ordine tassativo: “Genitori, siate felici!“. No, non stiamo prendendo in giro il lettore. Essere genitori felici è possibile, anche in tempi di crisi come i nostri.

Ci limitiamo a due strategie (molte ne tralasciamo!) che possono portare serenità a casa nostra.

DUE STRATERGIE

Intanto, per prima mossa non usiamo la testa come portaspilli!

Possibile che educare debba essere un lavoro da minatore, da asfaltatore a ferragosto? È vero: educare non è facile, ma è esaltante. Nessuno stipendio milionario potrà compensare la gioia di un lavoro che, giorno dopo giorno, fa sì che chi nasce uomo diventi umano!

E poi, quando mai fu facile educare? Se avessimo più senso storico, piagnucoleremmo di meno!

Pensate: già nel quinto secolo avanti Cristo il grande filosofo greco, Socrate (469-399) si lamentava: “I nostri ragazzi amano il lusso, ridono dell’autorità, non si alzano in piedi davanti ad un anziano…“.

Andiamo più indietro ancora: su un coccio babilonese, datato 2000 anni avanti Cristo, qualcuno ha scritto: “Questi giovani sono marci nel cuore, sono malvagi e pigri: dove arriveremo?“.
Siamo arrivati al 2017 dopo Cristo e non fu, certo, tutto male!

Dunque buttiamo nel cestino della carta straccia i pensieri vestiti a lutto: “A scuola è un disastro!“. “Non mangia!“. “È allergico ai compiti“. “È sempre così distratto!“…

Aveva ragione il cardinale Carlo Maria Martini (1927-2012) a ricordarci che: «Niente è più opprimente che incontrare genitori che si lamentano in continuazione e non si accorgono delle meravigliose opportunità che hanno a portata di mano». Assolutamente vero! L’acqua dei piagnistei non fa muovere la nave!

La seconda strategia che ci fa meno tesi e che, di riflesso, rasserena i figli, è quella di non cadere in alcune trappole.

• Trappola è il bambino da manuale.

I libri di psicologia programmano la giornata del piccolo: alle 9.05 il bagnetto; alle 14 la passeggiata; dopo un tot di minuti dal pasto, il ruttino…

Ma il nostro fa il ruttino in ritardo… Sarà ammalato?“.

Il nostro bambino ha iniziato a parlare verso i due anni e non al termine del primo, come dice il manuale…: sarà normale?…“. Suvvia: siamo saggi!

I genitori che cadono nella trappola del bambino da manuale fanno pensare alla storiella della Luna. Una sera l’insegnante di astronomia mostrava con il dito la Luna, particolarmente bella, ma gli studenti guardavano il dito, non la Luna!

I libri di psicologia sono il dito: non fermiamoci ad essi; è il bambino che conta! Vi sono genitori che hanno studiato pochissimo, ma hanno capito moltissimo. Sono quelli che hanno semplicemente guardato il bambino con tanto buon senso, senza tante ansie e preoccupazioni.

• Trappola è il bambino televisivo.

Il bambino televisivo è sempre bello, pulito, non suda mai, non fa capricci, non ha bisogni, tranne quello di un po’ di Nutella, del resto subito soddisfatto. Spenta la televisione, che delusione!

Il nostro bambino fa capricci, suda, urla… Occhio, signori! Il bambino televisivo è una ‘bufalata’, uno specchietto per le allodole, per far correre ad acquistare certi prodotti!

• Trappola è il bambino del vicino.

Lui sì che è bravo! Lui studia. Lui è educato…“. Anche qui, buon senso, genitori! Il prato sempre verde del vicino potrebbe essere artificiale; la moglie che può sembrare una tacchina, in realtà è una semplice gallina! Buon senso diciamo, sì, perché ciò che noi pensiamo degli altri, lo stesso pensano gli altri nei nostri confronti. È l’irrazionalità dell’invidia!

In ogni casa vi è un capitale: è il nostro bambino normale! Godiamocelo!

Basta così. Sono cenni che, pur nella loro brevità, possono aiutare a comporre il quadro più bello del mondo: un padre, una madre e i figli che si guardano negli occhi e dicono: “Il paradiso siamo noi!“.

I DIECI BAMBINI PIÙ FELICI DEL MONDO

  1. Il bambino svegliato da due baci: quello di mamma e quello di papà.
  2. Il bambino sudato, dopo aver tanto giocato.
  3. Il bambino che si sente raccontare fiabe.
  4. Il bambino che non è costretto a fare gli straordinari.
  5. Il bambino abbracciato, senza essere soffocato.
  6. Il bambino che qualche volta può andare in bicicletta, da solo, con il papà.
  7. Il bambino affidato al Buon Dio.
  8. Il bambino che non è trattato come le statuine del presepio che possono vedere la luce del sole solo quindici giorni all’anno.
  9. Il bambino che non è obbligato a dimostrare d’essere un genio.
  10. Il bambino che può accarezzare il gattino, toccare la neve, giocare con l’acqua, calpestare le foglie secche in autunno.

LE CAPRIOLE DEL SANTO

Un giorno una donna, guardando dalla finestra, vide un grande uomo, un asceta circondato dai bambini del villaggio.

Notò che l’uomo, tutto dimentico della sua dignità, faceva capriole per divertirli.

Fu così colpita da quello spettacolo che chiamò il suo bambinio e gli disse: “Figlio, quello è un santo. Puoi andare da lui!“.