Fonte Avvenire, Francesco Ognibene, 24 luglio 2016

Preghiera e fraternità: sono i due temi al centro dell’omelia di monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nella Messa celebrata in una domenica mattina di caldo sole estivo nella chiesa di San Bernardino a Cracovia, accanto a Casa Italia, per responsabili e animatori della struttura al servizio dei pellegrini italiani, presenti le prime avanguardie dei ragazzi in arrivo dal nostro Paese (in primis le diocesi di Pistoia, con numerosi disabili, e di Pescara-Penne, che ha animato la liturgia, in diretta tv).

Concelebrando con numerosi sacerdoti italiani e col vescovo della diocesi abruzzese Tommaso Valentinetti, Galantino ha commentato il brano biblico della supplica di Abramo per salvare Sodoma, “una città sulla quale nessuno avrebbe scommesso niente, eccetto Abramo”. Infatti, fa notare Galantino alle centinaia di giovani che gremiscono la bella chiesa barocca a ridosso della collina del news-spritz-monsignor-galantino-cracovia-gmgWawel, “la sua preghiera di intercessione e la sua voglia di osare salvano Sodoma. La città è salva perché ci sono i giusti, anche se pochi; ma la città è salva soprattutto perché c’è Abramo, uomo di preghiera, che non fa da accusatore implacabile, non parla contro ma parla a favore.

Abramo, uomo di preghiera, non denuncia i misfatti, ma annuncia la possibilità di qualcosa di nuovo. Abramo, uomo di preghiera, annuncia e invita a guardare alle possibilità positive. Abramo, uomo di preghiera, è un instancabile cercatore di segni di speranza da presentare al Signore perché li valorizzi”. La preghiera che il segretario della Cei suggerisce ai giovani aprendo la settimana della Giornata mondiale della gioventù, che prenderà il via martedì sera al Parco Blonia con una presenza di giovani da tutto il mondo stimata a oggi in 500mila persone, “non è evasione dai problemi e dalle responsabilità, ma esperienza viva, fatta di ascolto e di risposta, mediante la quale con Dio si instaura un rapporto autentico che spinge a essere audaci”. Il Padre Nostro che la pagina evangelica della Messa domenicale coglie dalle parole stesse di Gesù specifica quale genere di preghiera ci attende oggi, quella che salda “le due dimensioni fondamentali e inscindibili della vita cristiana: la figliolanza con Dio e la fratellanza con gli altri uomini”.

Galantino, che all’inizio della liturgia aveva invitato a pregare per “le vittime della violenza degli ultimi giorni a Monaco e a Kabul” e per “i cristiani perseguitati”, si è poi posto un interrogativo provocatorio: “Continuo a domandarmi come si possano tenere le mani giunte in preghiera e poi con le stesse mani respingere il fratello che chiede di essere accolto! Continuo a domandarmi come si possa con la stessa bocca invocare il Padre e pronunziare dei “no” decisi e spezzanti di fronte al bisogno del fratello! Continuo a domandarmi come si possa elevare la propria mente a Dio e semmai impegnare la stessa mente a trovare giustificazioni per chiudere il proprio cuore dinanzi a chi è profugo e perseguitato!”.

Proprio la cronaca mette davanti agli occhi di tutti, e non solo dei giovani, i “tanti motivi di dolore e di preoccupazione che incontriamo attorno a noi: un circolo di violenza e di follia omicida tenta di avvolgere lo spazio pubblico e di trascinare in basso, nel timore e nella tristezza, la convivenza umana. Ciò rischia di alimentare la diffidenza e dar vita a un individualismo ancora più esasperato, che non può che spegnere la felicità di ognuno”. Ecco una prima missione della Gmg di Cracovia: “Vogliamo che questi giorni di incontro e di riflessione, di preghiera e di festa, siano un’occasione propizia per contrastare questa mentalità, così contraria all’uomo e al desiderio di bene che ognuno porta iscritto in sé”. Ai giovani, proprio a loro che vengono spesso descritti come distratti, lontani dalla realtà e persi in un mondo tutto immateriale, la Giornata mondiale della gioventù propone di “contribuire positivamente alla costruzione di un mondo realmente solidale e di un bene comune fruibile da tutti, che non lasci indietro nessun essere umano, ma riconosca in ognuno un riflesso dell’amore del Creatore”. Una sfida per chi sta arrivando a Cracovia, ma per loro tramite anche a tutti i coetanei del mondo.