Alla scoperta di una terapia particolare…

Mi sono interessato al mondo della musica e a quanto possa essere importante per la comunicazione con gli altri, anche non verbale. Adesso intervisterò un maestro di musica, Luca Canneto…

  • Che cos’è la musicoterapia??A che cosa serve??

Non è semplice rispondere brevemente alla domanda su cosa sia la musicoterapia, poiché in realtà ci sono molteplici correnti di pensiero e di applicazione.

Partiamo dal presupposto che la musicoterapia sia una modalità di approccio alla persona che utilizza la musica o il suono come strumento di comunicazione non-verbale (ovvero che non si parla per comunicare), per intervenire a livello educativo, riabilitativo o terapeutico, in una varietà di condizioni patologiche e parafisiologiche.

Tante sono le definizioni che nel corso dell’ultimo secolo sono state formulate, e altrettanti sono gli studiosi, i ricercatori, i musicoterapeuti che hanno cercato di fornire la propria idea/definizione di musicoterapia a partire da Kennet Bruscia, Roland Benenzon, Helen Bonny, Nordoff e Robin, Mary Priestly.

In particolare, secondo Roland Benenzon, da un punto di vista scientifico, la musicoterapia è un ramo della scienza che tratta lo studio e la ricerca del complesso suono-uomo, sia il suono musicale o no, per scoprire gli elementi diagnostici e i metodi terapeutici ad esso inerenti. Da un punto di vista terapeutico, la musicoterapia è una disciplina paramedica che usa il suono, la musica e il movimento per produrre effetti regressivi e per aprire canali di comunicazione che ci mettano in grado di iniziare il processo di preparazione e di recupero del paziente per la società.

Quindi, riassumendo, anche se sarebbe troppo semplicistico riassumere.. la musicoterapia è quella tecnica transdisciplinare (ovvero insieme di più discipline che richiede necessariamente il coinvolgimento di saperi musicali e scientifici come l’educazione musicale, la psichiatria, la psicologia, la psicopatologia, la neuropsichiatria, la psicologia dell’età evolutiva, la neurologia..), che permette un miglioramento dello stato di vita psicofisico della persona attraverso il canale della musica, esclusivamente grazie alla relazione (ovviamente NON sentimentale) fra l’esperto – cioè un musicoteraputa –  e il paziente

  • Quando e come hai imparato la musicoterapia?

Nello scorso triennio 2011-2014, dopo essermi informato sulle diverse offerte che da anni anche l’Italia propone in questo campo, ho frequentato la Scuola di specializzazione Centro Studi CMT di Milano, presso il Collegio San Carlo. Nel caso volessi dare un’occhiata ecco il sito: http://www.centromusicoterapia.it

  • Perchè hai scelto di specializzarti in musicoterapia?

Personalmente ho scelto di intraprendere questo percorso di formazione per un’esigenza personale. Desideravo iniziare un cammino di ricerca più profondo, qualcosa che mi permette di sperimentare in prima persona ciò che la musica può offrire al di là del contesto scolastico. Volevo capire realmente se la musica sarebbe potuta essere uno strumento per migliorare non solo la mia vita ma anche quella degli altri attraverso la terapia.

  • In quali casi si applica la musicoterapia?

La musicoterapia ha diversi campi di applicazione a seconda del caso cui il terapeuta è chiamato a intervenire.

Può essere utilizzata a vari livelli, quali l’insegnamento, la riabilitazione o la terapia.

Per quanto riguarda la terapia e la riabilitazione, gli ambiti di intervento riguardano preminentemente la neurologia e la psichiatria

  •        Autismo infantile
  •        Ritardo mentale
  •        Disabilità motorie
  •        Morbo di Alzhaimer e altre demenze
  •        Psicosi
  •        Disturbi dell’umore
  •        Disturbi somatofoni (in particolare sindromi da dolore cronico)
  •        disturbi del comportamento alimentare (anoressia nervosa)
  •        Morbo di Parkinson

In ogni caso, gli interventi di tipo clinico rimangono di esclusiva competenza degli esercenti le professioni sanitarie.

  • Quando hai iniziato a suonare?

Ho iniziato a suonare all’età di 10 anni. Qualcuno direbbe che ho iniziato tardi, qualcun altro risponderebbe nella norma. Una cosa è certa, che ormai sono 18 anni che suono il pianoforte come pure altri strumenti musicali e la musica è la mia vita.

Non saprei rispondere con sicurezza a questa domanda. Chiaramente da piccolo avevo tutt’altro nella testa, avrei desiderato tanto proseguire con gli studi medici una volta concluso il ciclo delle scuole superiori ma, davanti al bivio medicina-musica, ho scelto ciò che fin da piccolo mi aveva coinvolto di più: la musica!

  • Hai sempre voluto insegnare musica nelle scuole?

Nel tempo, appunto una volta terminato il liceo, ho iniziato a lavorare nelle scuole come insegnante a seguito di chiamate da presidi o segreterie scolastiche. Ad oggi sono orgoglioso della scelta che ho fatto poiché ho capito che, nonostante spesso non sia semplice come a dirsi, insegnare sia la mia direzione, la mia vocazione, il mio impegno verso la comunità formata da grandi e meno grandi. E mi auguro sinceramente di riuscire a fare il mio mestiere sempre bene e con lo stesso entusiasmo di quando ho iniziato.

  • Quale è stato il primo strumento che hai voluto suonare? Perché?

Il primo strumento che ho desiderato suonare è stato il pianoforte. Quando 18 anni fa superai il concorso di ammissione al conservatorio di Novara mi fu chiesto se avrei voluto iniziare a studiare pianoforte oppure organo, ma la mia scelta ricadde rigorosamente sul pianoforte. Non vi fu un motivo particolare; a me piaceva lo strumento e desideravo suonarlo!

  • Come è stato lo stage di 2 anni a Lugano?

Il Master of Art in Music Pedagogy presso il conservatorio della svizzera italiana a Lugano è stata un’esperienza che ricorderò per tutta la vita. Durante gli ultimi due anni non solo ho potuto perfezionare la tecnica pianistica ma ho potuto anche fare tesoro di un sacco di bagaglio culturale ed artistico di notevoli docenti delle varie materie che ho studiato. Non nascondo quanto sia stato faticoso riuscire a conciliare il lavoro scolastico con lo studio, il tempo da dedicare agli spostamenti come pure le fatiche e le rinunce perché riuscissi a raggiungere determinati obbiettivi. Eppure credo che non esistano gratificazioni senza prima essersi affaticati, impegnati e sacrificati per una giusta causa.

  • Dove vorresti arrivare da grande?

Come faccio a dire dove voglio arrivare da “grande”? Forse, oggi più di ieri, sono arrivato all’idea che sia meraviglioso aspirare a diventare qualcosa o qualcuno, tuttavia mi sento di voler credere che sia più bello pensarsi come in un eterno cammino dove non ci sia un punto culmine, una vetta da scalare, un punto fermo da raggiungere per poi fermarsi. Mi piace vedermi in cammino, in ricerca, perché ogni giorno se ci pensi raggiungiamo degli obbiettivi. Vorrei continuare giorno dopo giorno a camminare sempre in salita, con la stessa voglia di sapere di come quando ho cominciato a studiare seriamente in accademia. Dunque, nessun “grande” o punto di arrivo.. tanti progetti certamente che desidero realizzare, maturare e “stagionare” nel tempo.