Don Bosco Borgomanero, News

L’informatica va dove la capra morde

Come cariatidi, immutabili nel tempo e nello spazio, alcune pietre miliari della storia scolastica resistono: l’alunno, i prof(s), il banco, il libro, il quaderno e… la capra!

Dove va la scuola oggi? Per dirla con un ossimoro, va “da dove è partita”, torna, per certi aspetti, ai primi del ‘900, ferma alla sacra triade “io, tu e il libro”. E l’informatica, cenerentola di tutto il sistema educativo italiano, dove va? In direzioni diametralmente opposte, verrebbe da rispondere. E invece no, viaggiano nella stessa direzione, anzi, nella solita direzione, creando una sconcertante discrasia storica in una gattopardiana sovrapposizione tra passato, presente e futuro in cui alcune cose cambiano per rimanere sempre uguali.

Oggi, quando l’informatica incontra la formazione, quando il principio dei vasi comunicanti si innesca tra la “bolla scolastica” e il “mondo reale” con un travaso di competenze che potrebbe dare luogo a una rivoluzione copernicana ed essere oggetto di un trattato pedagogico sulla didattica digitale moderna, ecco che la storia, fatalmente, si ripropone e riappare la capra. Tuttavia, prima di assegnare al citato animale domestico la posizione che merita in questa analisi, non possiamo fare a meno di considerare, anche sommariamente, tutto l’arco evolutivo della nostra antropologia sociale e tecnologica che dai quei primi anni del ‘900 ha visto il passaggio da una condizione prevalentemente agricola, o scarsamente industriale, ad un’Italia dove la connessione a Internet è appannaggio di più del 90% della popolazione e il numero di telefonini e smartphone pro capite è la più elevata al mondo, attraverso i passaggi intermedi dell’introduzione degli elettrodomestici, delle cabine telefoniche, dei flipper, della Fiat ritmo, dei pantaloni a zampa d’elefante, della televisione a colori e dei personal computer da 5 milioni di lire e dall’”Estate verde Omnitel”. Graniticamente immutabile, in questo lasso di tempo, la scuola ha resistito anche ai decreti delegati sfornando milioni di studenti che sono cresciuti sempre uguali (anche noi siamo stati uguali un tempo più o meno vicino) arrancando ogni giorno tra mille difficoltà: la sveglia della mattina, la cartella pesante, la merenda rubataci dal bullo di turno, la maestra arcigna, il professore tollerante e il preside dittatore e i libri e i compiti e i quaderni. Vita dura. Ed è qui che la capra trova il suo significato, una sua ragione de’essere, sublimata da insulso quadrupede a dea risolutrice di ogni fatica scolastica dando il via ad una casistica tanto improbabile quanto interessante di scuse che, diverse nel tempo, hanno tutte conservato la stesso caprino senso: sopravvivere ancora un giorno a scuola:
  • la capra mi ha mangiato il compito.
  • Le galline hanno “sporcato” la pagina e l’ho dovuta strappare.
  • Il bicchiere di latte freddo del frigorifero mi è scivolato sulla cartella giusto sul quaderno.
  • La mamma ha lavato la borsa dei libri in lavatrice con dentro il sussidiario.
  • Mi sono dimenticato i libri sul treno, sul tram, sull’autobus.
  • Ho provato a telefonare a un compagno per chiedere il compito, ma non ha risposto, poi non avevo altri gettoni.
  • Mio padre non vuole che metta in macchina la cartella perché si sporca e e questa mattina l’ho dimenticata nel baule.
  • La fotocopiatrice della cartoleria si è incastrata con tutti i miei fogli dentro.
  • Il computer mi da un errore e non ho potuto scrivere la ricerca.
  • La stampante ha esaurito l’inchiostro proprio ieri.
  • Il mio vicino di casa si ruba tutto il segnale WiFi e Drive mi da un errore.
  • Lo smartphone ieri non si è collegato alle rete LTE e non ho potuto vedere il compito nell’agenda condivisa in Calendar…
Ed ecco, ci troviamo di fronte a uno di quei paradossi spazio temporali tipici della fisica più teorica, la capra che incontra le Google Apps for Education.